Sta facendo discutere la nuova delibera del Consiglio Nazionale del CONI, che entrerà in vigore dall’1 gennaio 2018, che ha individuato le “discipline sportive ammissibili”: 102 sport articolati su 384 discipline. Molti gli esclusi, tra cui il Pilates, a fronte di attività poco praticate, conosciute o d’azzardo che sono invece state incluse come il lancio del formaggio, il bandy e la morra, che non potranno iscriversi al registro delle associazioni sportive dilettantistiche e quindi godere delle agevolazioni fiscali. Tra queste la possibilità di erogare agli istruttori compensi che fino a 7.500 Euro non costituiscono reddito, la completa deducibilità delle spese di pubblicità e l’ammissione ai fondi derivanti dal 5×1000, se si svolgono attività a favore di giovani, anziani e soggetti fisicamente svantaggiati, senza dimenticare che per le associazioni sportive dilettantistiche non sono soggette a tassazione le quote di iscrizione e i corrispettivi specifici pagati dai soci per partecipare alle attività e ai corsi sportivi.
Queste limitazioni sono state introdotte dal CONI per arginare la creazione di associazioni fasulle che approfittano delle agevolazioni. Nobile intento condivisibile che però rischia di fare chiudere gli studi Pilates, in particolare di piccole dimensioni e nelle piccole città. A questo problema si aggiunge anche l’obbligo di dotazione del defibrillatore da parte delle associazioni sportive dilettantistiche, legge entrata in vigore il 30 giugno. Che fare? Una soluzione per le associazioni del Pilates potrebbe essere la modifica dello statuto includendo la disciplina generica 110 “attività sportiva ginnastica finalizzata alla salute e al fitness”. E poi unirsi alla “rivolta” degli esclusi che hanno lanciato una petizione online per chiedere che la delibera del Coni venga ritirata o modificata.
Non sono d’ accordo per niente….invece di facilitare il nostro lavoro, come al solito si mettono i paletti….tutto sempre per gli sporchi interessi dei vertici del Coni, è uno schifo!!!
Sono parzialmente d’accordo perché da una parte comprendo la necessità di chi gestisce e insegna Pilates ma anche Yoga per esempio, di ricorrere all’associazione sportiva come inquadramento dello studio, per evitare di essere letteralmente “spellati” da uno Stato ingordo e ingiusto. Dall’altra tutti gli studi che non sono associazioni sportive, devono lavorare come pazzi per guagnarsi da vivere. Lo Stato si chieda come mai il cittadino sia costretto a trovare altre strade per poter lavorare.
Da considare anche le scuole di danza che sono tutte sotto forma di associazioni sportive o culturali, che per loro natura dovrebbero essere appunto senza scopo di lucro, mentre nella realtà non è così. Del resto chi ci lavora come campa?
Meno male, il CONI per una volta ha fatto una cosa giusta. Ora c’è solo la F.I.D. che riconosce la disciplina Pilates e tutte le sue sfaccettature.
Al di là delle correzioni ortografiche apportate per pubblicare il commento, non ne capisco il tono.
Noi della federazione italiana danza non riteniamo che la disciplina pilates e le sue varie sfaccettature sia una disciplona sportiva come non lo e la danza
Ora direi che il commento è più chiaro. Grazie. Rispetto la vostra opinione, ma credo che il discorso sia più complesso perché il Pilates non può neanche essere considerato una tecnica di danza per cui difficilmente ascrivibile alla vostra associazione.
Dottore mio marito ha problemi di colesterolo, lei cosa mi consiglia? Intanto dovrebbe rivolgersi ad un nutrizionista e farsi prescrivere una dieta appropriata, poi praticare una disciplina sportiva … Le consiglierei “Il lancio del formaggio”
Il Coni ha lasciato però che all’interno della Fgi, della Fipe e della Fin vengano citati Pilates e yoga.
Rivolgetevi a professionisti. La soluzione c’e.
E sappiate anche che è il Coni stesso adesso che organizza formazione per istruttori di Pilates
Folliaaaaaaa
io direi di porsi una domanda…. a cosa serve lo sport, l’ attività fisica, la ginnastica…. il pilates soddisfa la risposta ?
l’ esclusione io la vedo solo una pressione politica per far cassa.