Torna in Italia tra i presenter della 27° International Pilates Convention di Polestar Pilates, che si terrà dal 14 al 15 novembre, Michael King, docente di Pilates riconosciuto a livello internazionale con quasi cinquant’anni di esperienza nell’insegnamento. Formatosi inizialmente con Alan Herdman, ha continuato il suo sviluppo professionale con molti dei più importanti maestri di Pilates. Fondatore di MK Pilates, è riconosciuto per il suo contributo alla formazione e agli standard professionali nel Pilates.
Conosciamo la sua esperienza e la sua visione del Pilates attraverso questa intervista.

Con quasi 50 anni di esperienza nel settore del Pilates, come immagini il futuro di questa disciplina?
Non credo avrei mai potuto immaginare che il Pilates arrivasse al punto in cui si trova oggi. L’esplosione degli studi che propongono lezioni di gruppo sul Reformer è un fenomeno che, probabilmente, nessuno avrebbe saputo prevedere. Il Pilates è più solido che mai e credo che continuerà a crescere.
La mia speranza per il futuro è che si arrivi ad una comprensione più approfondita del Pilates nella sua interezza, anziché limitarsi ad una sola delle sue componenti.
Il Reformer ha fatto conoscere il Pilates a tantissime persone, il che è fantastico. Tuttavia, c’è una frase che uso spesso: «Non sai ciò che non sai».
Credo che questo sia particolarmente pertinente per i molti istruttori che entrano nel settore attraverso una formazione incentrata esclusivamente sul Reformer in gruppo. Quando iniziano a esplorare la Cadillac, la Tower, la Ladder Barrel, la Chair e i numerosi altri piccoli attrezzi e accessori, scoprono quanto la disciplina sia, in realtà, vasta e versatile.
Comprendendo il sistema completo, le possibilità di lavorare con corpi diversi e con esigenze differenti diventano enormi.
Dunque, a mio avviso, il futuro non consiste necessariamente nel creare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto nell’aiutare un numero sempre maggiore di persone a scoprire e comprendere lo straordinario sistema di cui disponiamo già.

Hai avuto un ruolo chiave nello sviluppo degli standard didattici nel settore del Pilates. Qual è l’aspetto più importante da tenere a mente in un programma di formazione?
Credo che una delle sfide principali nella formazione nel Pilates oggi sia riconoscere che le persone arrivano in questo settore con background molto diversi.
Quando ho iniziato la mia formazione con Alan Herdman, il percorso era concepito più come un apprendistato: si lavorava fianco a fianco con insegnanti esperti in studio, osservando, facendo pratica e sviluppando gradualmente la propria comprensione.
Quando il Pilates ha iniziato a diffondersi nel mondo del fitness generalista, molte delle persone che intraprendevano il percorso per diventare insegnanti di Pilates erano già professionisti del fitness, con esperienza nell’insegnamento del movimento e nella gestione di gruppi.
Oggi la situazione è cambiata notevolmente. Molte persone si avvicinano al Pilates come ad una carriera completamente nuova, spesso senza alcuna esperienza pregressa nell’insegnamento del movimento.
Un programma di formazione deve tenere conto di queste differenze. Alcuni studenti progrediranno rapidamente grazie al loro bagaglio di esperienze, mentre altri avranno bisogno di più tempo per esercitarsi, osservare e acquisire sicurezza.
Non credo che la formazione possa basarsi su un approccio unico e uguale per tutti.
Altrettanto importante è il processo di valutazione.
In passato, alcuni percorsi formativi nel Pilates si concentravano eccessivamente sulla capacità dello studente di eseguire personalmente i movimenti. Ritengo che questo approccio sia superato.
Saper eseguire un movimento in modo impeccabile non significa necessariamente saperlo insegnare.
A mio avviso, la valutazione dovrebbe dimostrare che lo studente ha compreso la disciplina, è in grado di osservare la persona che ha di fronte, sa prendere le decisioni appropriate e riesce a comunicare in modo efficace.
Un solido programma di formazione richiede sia flessibilità riguardo alle modalità di apprendimento, sia un rigoroso processo di valutazione, capace di attestare una reale comprensione della disciplina e una concreta competenza nell’insegnamento.

Come definiresti il tuo approccio al Pilates?
Credo che ogni insegnante di Pilates, me compreso, debba conoscere i movimenti tradizionali e il lavoro originale di Joseph H. Pilates.
Questa conoscenza costituisce le fondamenta della disciplina.
Tuttavia, ciò che mi appassiona di più è insegnare alla persona che ho di fronte.
Ognuno di noi ha un corpo, una postura, capacità ed esigenze differenti. Ciò che funziona perfettamente per una persona potrebbe non essere adatto ad un’altra.
Ecco perché ritengo che l’adattamento sia un aspetto fondamentale nell’insegnamento del Pilates.
Comprendere il movimento originale è essenziale, ma è altrettanto importante capire perché lo si propone, quale obiettivo si vuole raggiungere e come sia possibile adattarlo affinché risulti efficace per il singolo individuo.
Per me, il Pilates non è una semplice raccolta di esercizi; è un sistema di movimento che ci permette di lavorare sul corpo in modi molto diversi.
Il mio approccio è sempre stato quello di rispettare il Pilates originale, rendendolo al contempo pertinente ed efficace per le persone a cui insegniamo oggi.

In qualità di fondatore della Society for the Pilates Method, cosa pensa della diffusione del Pilates nelle palestre e nelle lezioni di gruppo su larga scala?
Innanzitutto, trovo meraviglioso che così tante persone stiano scoprendo il Pilates.
Dovremmo esserne entusiasti. Il fatto che il Pilates sia diventato così popolare significa che sempre più persone si avvicinano a un tipo di movimento ed esercizio fisico capace, potenzialmente, di fare una reale differenza nella loro vita.
Tuttavia, una tale crescita comporta inevitabilmente delle responsabilità.
Il mio timore è che alcuni insegnanti entrino nel settore senza una formazione adeguata o senza una reale comprensione della disciplina nella sua interezza.
Quando non si padroneggia il sistema, è molto facile iniziare ad inventare movimenti o a introdurre esercizi che hanno ben poco a che fare con il Pilates originale. È un fenomeno che si riscontra spesso sui social media, in particolare su Instagram.
Personalmente, non credo che ci sia bisogno di inventare continuamente nuovi movimenti. Il Pilates esiste da 100 anni e il sistema stesso offre una gamma vastissima di possibilità.
Ciò che rende il Pilates così efficace non è tanto il singolo movimento in sé, quanto il modo in cui lo si seleziona, lo si adatta e lo si utilizza per ottenere un determinato risultato.
Sono sinceramente entusiasta della popolarità del Pilates e delle opportunità che ne derivano. Allo stesso tempo, però, temo che molte persone non riescano a cogliere appieno i benefici del metodo, proprio perché l’insegnamento non sempre riflette una comprensione profonda del sistema.
Credo che, in quanto educatori, sia nostra responsabilità garantire che, di pari passo con la crescita del settore, cresca anche la qualità della formazione e dell’insegnamento.

Parteciperai alla Harmony Convention organizzata da Polestar. Qual è il consiglio migliore che daresti agli insegnanti di Pilates che seguiranno i tuoi workshop?
Il mio consiglio è molto semplice: non smettere mai di imparare.
Il fatto stesso che tu stia partecipando a un evento formativo come la Harmony Convention dimostra che sei una persona aperta all’apprendimento, alla scoperta di nuove idee e alla crescita professionale come insegnante.
E credo che questo sia di un’importanza fondamentale.
Dopo quasi 50 anni trascorsi ad insegnare Pilates, continuo ad imparare qualcosa di nuovo ogni anno.
A volte si tratta di un approccio diverso al movimento; altre volte di nuove ricerche sul funzionamento del corpo; altre ancora, semplicemente, dell’osservazione di un altro insegnante, che ti permette di cogliere una prospettiva differente.
La nostra comprensione del corpo è in continua evoluzione. Le ricerche in ambiti come la fascia, la scienza del movimento e la biomeccanica possono influenzare il nostro modo di insegnare.
Ciò non significa necessariamente dover stravolgere tutto ciò che insegniamo, ma può cambiare il modo in cui lo trasmettiamo, come lo spieghiamo o come lo adattiamo alle diverse persone che abbiamo di fronte.
Credo che uno degli aspetti più stimolanti dell’essere un insegnante di Pilates sia proprio il fatto che l’apprendimento non ha mai fine.
Perciò, il mio consiglio è di goderti questo fine settimana, di mantenere viva la curiosità, di porre domande e di aprirti ad idee diverse.
Non è obbligatorio essere d’accordo con tutto ciò che ascolti, ma dovresti sempre essere disposto a prenderlo in considerazione.
Perché l’insegnante che sei oggi non sarà lo stesso che sarai tra cinque o dieci anni ed è esattamente così che deve essere.