Tra i presenter della 27° International Pilates Convention di Polestar Pilates, che si terrà a novembre, a portare l’approccio classico al Pilates ci sarà Amy Taylor Alpers.
Co-fondatrice nel 1990 del Pilates Center e del Pilates Center Teacher Training Program a Boulder in Colorado, è laureata in danza con Master in Storia della Danza presso la New York University, Amy ha studiato Pilates sotto la guida di Romana Kryzanowska presso lo studio Pilates originale a New York.
Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza e la sua visione del Pilates.
Perché hai deciso di diventare un’insegnante di Pilates?
In realtà, non ho mai pianificato di diventare un’insegnante di Pilates. Volevo semplicemente continuare a praticare Pilates. Sapevo di non voler insegnare danza e non desideravo più vivere a New York.
Durante quel periodo di transizione, mentre mi stavo trasferendo a Boulder, io e mia sorella Rachel abbiamo deciso di aprire insieme uno studio di Pilates. Quello che era nato come un modo per portare avanti la nostra pratica personale si è trasformato in qualcosa di molto più grande di quanto avremmo mai potuto immaginare.
Hai studiato con Romana Kryzanowska presso lo studio di Pilates originale a New York. Puoi raccontarci i tuoi ricordi di quell’esperienza?
Mia sorella Rachel ed io abbiamo iniziato a studiare con Romana a New York nel 1987. Abbiamo trascorso tre anni imparando da lei. Venendo dal mondo del balletto, abbiamo subito instaurato un legame con Romana, che era stata a sua volta ballerina e insegnante di danza classica. C’era qualcosa nel suo studio che ci faceva sentire come a casa.
Romana nutriva un rispetto immenso per Joseph Pilates e per il suo lavoro. Credeva profondamente nella genialità della disciplina e nell’importanza di comprendere ciò che lui aveva creato.
Ciò che mi è rimasto impresso è che il Pilates è molto più di una semplice raccolta di esercizi. Si tratta di un vero e proprio sistema; più lo si approfondisce, più si inizia a capire come ogni elemento sia collegato agli altri.
Il Pilates e la danza sono stati strettamente legati fin dalle origini. Il tuo passato di ballerina di danza classica ha influenzato il tuo modo di insegnare?
Assolutamente sì. Fin dall’inizio, la danza ha esercitato un’influenza enorme sul Pilates. Già quando Joseph Pilates era in vita, i ballerini si sentivano attratti dal suo lavoro; inoltre, molte delle donne che hanno portato avanti la sua disciplina dopo la sua scomparsa provenivano dal mondo della danza, inclusa la mia insegnante Romana Kryzanowska.
Tuttavia, credo che tale influenza sia stata anche un’arma a doppio taglio. Joseph Pilates era un uomo forte e muscoloso, e la sua disciplina era concepita per sviluppare una grande forza in tutto il corpo. Man mano che il Pilates è stato sempre più associato ai ballerini – in particolare alle donne – ritengo che parte di quell’enfasi sulla forza sia andata perduta.
Avendo io stessa una formazione nella danza classica, comprendo bene l’attrazione naturale che i ballerini provano verso il Pilates. Eppure, nel corso degli anni, la mia comprensione della disciplina ha continuato a evolversi. Il Pilates non serve a diventare più flessibili o a raggiungere posizioni esteticamente gradevoli; serve a sviluppare la forza e l’integrità dell’intero corpo.
Credo che il mio trascorso nella danza abbia influenzato il mio modo di insegnare, ma, aspetto forse ancora più importante, mi ha aiutato a distinguere tra ciò che a volte pensiamo sia il Pilates e ciò che Joseph Pilates ha effettivamente creato.
Oltre 30 anni fa hai fondato uno studio e un programma di formazione per insegnanti di Pilates. Qual è la tua visione del Pilates, specialmente oggi, in un momento in cui questa disciplina è così richiesta?
Quando io e Rachel abbiamo aperto il Pilates Center a Boulder nel 1990, il Pilates non era il settore che è oggi. Volevamo condividere questa disciplina straordinaria e creare un ambiente in cui le persone potessero studiarla a fondo.
È meraviglioso vedere quante persone stiano scoprendo il Pilates. Ma, di pari passo con questa crescita, credo che abbiamo una responsabilità ancora maggiore: comprendere appieno ciò che insegniamo.
Il Pilates non è semplicemente una serie di esercizi eseguiti su un Reformer. Joseph Pilates ha creato una disciplina completa, in cui ogni esercizio contribuisce allo sviluppo dell’intero corpo.
A volte ci concentriamo così tanto sui singoli esercizi, sulla coreografia o sull’eseguire tutto alla perfezione, da perdere di vista la persona che abbiamo di fronte.
Vorrei che gli insegnanti mantenessero viva la curiosità. Che si chiedessero il “perché”. Che comprendessero come gli esercizi interagiscono tra loro e quale sia il loro scopo ultimo.
Per me, preservare il metodo classico non significa cristallizzarlo nel tempo. Significa continuare a studiare e approfondire lo straordinario lavoro che Joseph Pilates ci ha lasciato, così da poterlo insegnare con maggiore consapevolezza e intenzionalità.
Verrai in Italia per partecipare alla Harmony Convention organizzata da Polestar Pilates. Qual è il consiglio più importante che vorresti dare agli insegnanti di Pilates che parteciperanno ai tuoi workshop?
Venite con una mente aperta e la disponibilità a mettere in discussione ciò che pensate di sapere già.
Uno dei doni più grandi dell’insegnamento del Pilates è che non smettiamo mai di essere studenti. Dopo quasi quattro decenni trascorsi a studiare questa disciplina, continuo a imparare ancora oggi.
Spero che, al termine dei workshop, gli insegnanti guardino in modo nuovo gli esercizi che magari hanno già proposto centinaia di volte. Invece di chiederci semplicemente quale debba essere l’aspetto esteriore di un esercizio, vorrei che esplorassimo il “perché” lo eseguiamo e cosa può offrire alla persona che abbiamo di fronte.
Più approfondiamo la comprensione della disciplina, maggiori saranno le possibilità a nostra disposizione come insegnanti.
Non vedo l’ora di ritrovarci in Italia, per scambiare idee e proseguire queste conversazioni.
Amy Taylor Alpers, insegnante per caso